Urbino, aria di Rinascimento

(Urbìn, in marchigiano)

– DOVE SI TROVA?
Immersa nelle morbide colline delle Marche, tra la valle del Metauro e la valle del Foglia, sorge Urbino, città dalla ricchezza storica e artistica immensa. L’antica capitale del ducato del Montefeltro (35 km da Pesaro) sorge sulla cima di due colli e lungo le loro pendici con i tetti delle case e delle chiese digradanti verso Porta Lavagine a nord-est e verso Porta Valbona a sud-ovest. Urbino è circondata da una lunga cinta muraria in cotto e adornata da edifici in pietra arenaria, grazie al lavoro di importanti artisti: da semplice borgo la Città divenne “culla del Rinascimento” e, ancora oggi, si respira la sua aria quattrocentesca. Una caratteristica questa che gli ha fatto guadagnare l’onore di entrare nella World Heritage List nel 1998. Per l’UNESCO il centro storico di Urbino ha il merito di essere stata un polo per i più illustri studiosi e artisti italiani e stranieri del Rinascimento che l’Hanno trasformata in un eccezionale complesso urbano. È una delle maggiori mete del turismo artistico mondiale, per la sua storia e per i tanti monumenti e opere d’arte in essa contenuti.
Confina con i comuni marchigiani di Acqualagna, Auditore, Fermignano, Fossombrone, Isola del Piano, Lunano, Montecalvo in Foglia, Monteciccardo, Montefelcino, Montelabbate, Peglio, Petriano, Piandimeleto, Piobbico, Sant’Angelo in Vado, Sassocorvaro, Tavoleto, Urbania e Vallefoglia; con il comune romagnolo di Mondaino.

– LA STORIA
Ha origini antichissime, ma si ha documentazione solo a partire dal III secolo a.C., quando Urvinum Mataurense assunse la dignità di municipio romano. Divenne un centro importante durante le Guerra gotiche nel VI secolo, per poi essere conquistata dai Bizantini, dai Longobardi e dai Franchi. Fu proprio il re di questi ultimi, Pipino, che offrì Urbino allo Stato della Chiesa.
La posizione strategica ne favorì il coinvolgimento nelle lotte che caratterizzarono il periodo feudale, quando si schierò dalla parte dei ghibellini e Antonio da Montefeltro, sedando a Roma una rivolta contro l’imperatore Federico Barbarossa, conquistò sul campo il titolo di conte e la carica di vicario imperiale di Urbino (anno 1155). Fu l’inizio del legame della città con la dinastia dei Montefeltro durato, pur con momenti difficili e contrastati, fino all’estinzione della stessa. Sotto i Montefeltro, Urbino prese l’aspetto che in parte ha ancora oggi con le sue cinte murarie.

I primi contatti con il mondo dell’arte si ebbero al tempo del conte Guidantonio, quando nel 1416 i fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni furono chiamati ad affrescare l’oratorio di San Giovanni, seguiti dall’eugubino Ottaviano Nelli e dal ferrarese Antonio Alberti che ad Urbino lasciarono più di un’opera. Dopo la morte di Guidantonio (1443) e l’assassinio del giovane Oddantonio (1444), fu Federico II da Montefeltro a prendere le redine del dominio del Ducato di Urbino: prima conte e poi duca mise mano ai problemi politici impellenti ed riorganizzò lo Stato. Sotto la sua abile maestria, Urbino venne ristrutturata secondo un’impronta moderna, confortevole, razionale e belle, raggiungendo il massimo del suo splendore artistico dopo la raggiunta supremazia territoriale dei Montefeltro, definitivamente strappata alle ambizioni espansionistiche dello sconfitto Sigismondo Malatesta (1463). Alla sua corte, Piero della Francesca scrisse sulla prospettiva, Francesco di Giorgio Martini scrisse il suo “Trattato di architettura” (concludendo i lavori di ristrutturazione del Palazzo Ducale), e il padre di Raffaello, Giovanni Santi, scrisse il suo resoconto poetico dei principali artisti del periodo. La corte brillante di Federico, con “Il Cortigiano” di Baldassare Castiglione, introdusse i caratteri del “gentiluomo” in Europa, che rimasero in voga fino al XX secolo.
Alla morte di Federico, Sali al potere il figlio Guidobaldo che venne spodestato nel 1502 da Cesare Borgia. I duchi Della Rovere trasferirono nel 1523 la corte nella città di Pesaro e Urbino iniziò un lento declino che si sarebbe protratto fino agli ultimi decenni del XVII secolo. Con l’estinzione della dinastia nel 1631, Papa Urbano VIII incorporò il Ducato di Urbino nei territori papali, seguendo le volontà dell’ultimo duca che, rimasto senza eredi, aveva designato la Santa Sede a succedergli. Lo Stato fu governato, da allora, da un legato pontificio dell’alta gerarchia ecclesiastica. In seguito alla devoluzione del Ducato allo Stato Pontificio, il ricco patrimonio artistico (compresi i mobili) del Palazzo Ducale andò a costituire, in massima parte, la dote dell’ultima discendente diretta dei Della Rovere, Vittoria, andata in sposa a Ferdinando II de’ Medici: queste sono le opere che costituiscono oggi il nucleo della Galleria degli Uffizi a Firenze.

Il Settecento si aprì con l’elezione al soglio pontificio di Papa Clemente XI, originario di Urbino dove era stato anche cardinale. Per la città di aprì l’ultima grande stagione di splendore: infatti, grazie ai finanziamenti del Papa e della sua famiglia, gli Albani, si diede avvio a importanti lavori di ristrutturazione di palazzi, chiese e monasteri della città; inoltre furono costruiti nuovi edifici come il Palazzo del Collegio Raffaello e fu promossa la nascita della fabbrica delle Spille, una manifattura artigiano molto rinomata. Clemente XI elargì anche ricche dotazioni alla Cattedrale e ad altri enti religiosi della città. Dopo la sua morte, la famiglia Albani rimase la principale committente delle opere più significati, fino alla prima metà del XIX secolo.
Sul finire del secolo, due furono gli eventi che segnarono profondamente Urbino: nel 1789 un forte terremoto che causò il crollo della cupola della Cattedrale e la chiesa fu poi interamente ricostruita; tra il 1797 e il 1800 la città venne occupata dalle truppe francesi che la depredarono di importanti opere d’arte che furono portate a Parigi o Milano nelle nascenti Louvre e Brera. Tutto ciò causò un ulteriore impoverimento di Urbino già provata dalla perdite delle opere a seguito della devoluzione del Ducato nel XVII secolo.

Nel 1809 venne consacrata la nuova Cattedrale progettata da Giuseppe Valadier che si occupò del restauro anche di altri edifici nella città. Nella prima metà dell’Ottocento un ruolo importante lo ebbe il nobile Fulvio Corboli, definito poi Padre della Patria: ideò un progetto di rinnovamento urbanistico ed intuì la necessità di risolvere l’isolamento della città rispetto alla zona costiera.
Dopo la costruzione del Palazzo Nuovo degli Albani, che diede origine all’attuale piazza della Repubblica, si andò a costruire il primo tratto del futuro Corso Garibaldi. Ebbero inizio così una serie di interventi urbanistici che cambiarono il volto della città.
Nel settembre del 1860 le truppe piemontesi entrarono a Urbino, costringendo alla resa le ultime resistenze dell’esercito pontificio sotto il porticato del Collegio Raffaello. Netro a far parte definitivamente del Regno di Sardegna alla fine di quel mese: il nuovo governo attuò la confisca dei beni ecclesiastici, tra cui buon parte del convento di San Francesco, il monastero di Santa Chiara, quello di San Girolamo e altri.

Nel Novecento è da segnalarsi la fioritura dell’attività artistica della Scuola del Libro (Istituto per la Decorazione e l’Illustrazione del Libro) che espresse notevoli talenti in ambito nazionale e internazionale. Si assiste inoltre alla crescita dell’ateneo cittadino, con l’elevazione a facoltà universitaria della ottocentesca Scuola di Farmacia e alla nascita della Facoltà di Magistero. Questo portò a un incremento della popolazione studentesca, evidenziando lo stato di totale impreparazione della città (scarsità di alloggi) e nei primi tempi molti studenti furono ospitati nelle case di privati cittadini.
Il periodo della dittatura fascista ha lasciato il maggiore segno del Novecento in città, soprattutto dal punto di vista architettonico, con: la Scuola Elementare “Giovanni Pascoli”, il restauro di palazzo Mauruzi-Gherardi, la Casa dello Studente, le case popolari per i mutilati e gli invalidi civili e la modernizzazione della rete idrica comunale. Nel 1938, la città venne designata come sede per la Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d’Arte delle Marche.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la città non subì alcun bombardamento, grazie ad un segnale convenzionale dipinto sul tetto del Palazzo Ducale e al tacito accordo tra tedeschi e alleati; solo durante la ritirata, l’esercito tedesco isolò la città con la distruzione dei collegamenti ferroviari e stradali. Durante il conflitto mondiale è da ricordare l’operazione messa in atto, da Pasquale Rotondi, Soprintendente alle Gallerie e alle Opere d’Arte delle Marche, che mise in salvo circa 10.000 opere (tra cui quelle di Giorgione, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Tiziano, Mantegna, Raffaello da tutti i più grandi musei d’Italia) dalle requisizioni naziste e dalle distruzioni della guerra. Queste opere furono inizialmente nascoste all’interno del Palazzo dei Principi di Carpegna per poi essere spostate nella Rocca di Sassocorvaro. Urbino venne liberata dall’occupazione nazista nell’agosto del 1944, per merito dell’esercito inglese e polacco, e grazie all’azione dei gruppi partigiani della zona.

– DA VEDERE
Duomo. Realizzato in stile neoclassico da Giuseppe Valadier a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, contiene alcune opere di Federico Barocci (Ultima Cena e Santa Cecilia), di Carlo Maratta (Assunta) e di Carlo Cignani (Natività della Vergine). All’interno del Duomo è presente Organo di Gaetano Callido del 1801 ampliato e trasformato a 2 tastiere nel 1892. L’organo rimase sempre incerto nel funzionamento e ridotto in condizioni di totale abbandono: nel 1980 fu recuperato, ricostruendo e ampliando l’organo originale.

Monastero di Santa Chiara. È uno dei monumenti più importanti della città. Fu eretto, a forma attuale, alla fine del XV secolo. La chiesa conventuale divenne Mausoleo ducale, dalla prima metà del XVI secolo, con la sepoltura di vari membri della dinastia roveresca. Dagli anni settanta del Novecento l’edificio è sede dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche.

Convento di San Francesco. Si tratta della chiesa e del convento dei Frati Minori Conventuali. Fu fortemente ridimensionato dalle confische subite a seguito dell’annessione al Regno d’Italia. La chiesa risale al XIII secolo ma fu poi sistemata nella forma attuale, nel 1742.

Chiesa di San Domenico. Risale al XIV secolo ma fu interamente rifatta nel 1729. Mantenne sull’esterno i resti della chiesa gotica e un notevole portale rinascimentale con la lunetta opera di Luca della Robbia, realizzata nel 1450.

Chiesa di Santa Maria della Torre. Venne costruita nella prima metà del XIV secolo assieme all’adiacente convento, per ospitare le monache agostiniane. Fu consacrata nel 1518, l’epoca in cui forse fu realizzato il portale in pietra del Furlo, riportante gli stemmi della famiglia Guidalotti. La chiesa sarà ristrutturata internamente nel XVIII secolo. Nel convento si conservava una piccola vetrata istoriata raffigurante un’Annunciazione di Timoteo Viti, oggi conservata nella Galleria Nazionale delle Marche. Il convento fu requisito dallo Stato, assieme alla chiesa, in seguito all’Unità italiana, come altri beni ecclesiastici. L’edificio conventuale verrà demolito nella prima metà del XX secolo.

Palazzo Ducale. Molto conosciuto e visitato, è uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici del Rinascimento Italiano. Il palazzo è sede della Galleria Nazionale delle Marche ed è caratteristico per i torricini che ne delimitano la parte posteriore.

La Data e la Rampa elicoidale. Le stalle ducali (o Data) potevano contenere fino a 300 cavalli e assieme al vicino torrione della Rampa elicoidale sono opera dell’architetto Francesco di Giorgio Martini, volute entrambe dal duca Federico III da Montefeltro. La funzione del torrione era quella di garantire il passaggio, al Duca e alla sua corte, dal Palazzo alle Stalle Ducali e viceversa. Nella seconda metà del XIX secolo fu eretto, sulla parte superiore della Rampa, il Teatro Sanzio, su progetto dell’architetto Vincenzo Ghinelli. Dalla seconda metà del XVI secolo, a causa del suo abbandono, si verificò il crollo della copertura delle ex stalle ducali. Da quel momento furono adibite a orto e le vicine strutture a granai cittadini. Nella seconda metà del XX secolo la Rampa e la Data furono soggette (in tempi diversi) ad un progetto di recupero che portò al completo restauro della Rampa Elicoidale nel 1977.

La casa di Raffaello. Si trova nell’omonima via al civico 57. Qui si può ammirare un affresco di un giovane Raffaello, oltre che dipinti del padre Giovanni Santi, gli ambienti e gli arredi della casa dove visse il celebre pittore.

Palazzo del Collegio Raffaello. Il collegio Raffaello fu istituito per volere di Papa Clemente XI agli inizi del 1700; era retto dai padri Scolopi e aveva la sua sede in Piazza della Repubblica. In questo collegio vi studiò ed alloggiò, fino all’età di 12 anni, Giovanni Pascoli. Ospita la sala del consiglio comunale e alcuni uffici della Prefettura; inoltre negli ambienti al pianterreno, affacciati sul cortile, vi sono varie attività commerciali. Mentre in alcune sale al secondo piano sono stati allestiti: il museo del Gabinetto di Fisica dell’Università e il museo dell’Incisione Urbinate.
Il Teatro Sanzio. Si tratta del principale Teatro della città; sorto verso la metà del XIX secolo, sul bastione della Rampa elicoidale. Il teatro ha subito una radicale ristrutturazione tra gli anni settanta e ottanta del XX secolo, ad opera dell’architetto De Carlo.

Le mura. Sono l’antica cerchia difensiva della città. Create con la città stessa, si sono contati quattro tracciati diversi, l’ultimo dei quali risale alla prima metà del XVI secolo.

Porta Valbona. Si tratta della principale porta d’accesso alla città. Eretta nella forma attuale nel 1621 in occasione delle nozze del futuro duca Federico Ubaldo Della Rovere con Claudia de’ Medici.

Obelisco egizio. Uno dei dodici obelischi egizi originali in Italia, si trova in piazza Rinascimento, di fronte al lato orientale del Palazzo Ducale e davanti alla chiesa di San Domenico. Formato da quattro blocchi sovrapposti e con una croce in bronzo sulla sommità, risale all’epoca di Hofra o Apries. Arrivò a Urbino nel 1737, portato da Annibale Albani, cardinale parente di Clemente XI.

Monumento a Raffaello. Realizzato dallo scultore Luigi Belli tra il 1883 e il 1894. Fu inaugurato il 22 agosto 1897 in piazza Duca Federico, davanti all’ingresso principale del Palazzo Ducale. Nel 1947 venne trasferito in cima a via Raffaello, dove si trova tuttora.

Galleria Nazionale delle Marche. È il principale museo cittadino e uno dei più noti a livello nazionale. Istituito il 7 marzo 1912, negli ambienti del Palazzo Ducale, conserva un’importante patrimonio storico artistico, composto dalle opere d’arte medievale fino quelle barocche, ma la collezione più consistente è quella rinascimentale.

Museo dei Gessi (Gipsoteca). È una testimonianza dell’antico Istituto per l’Illustrazione e la Decorazione del Libro, perché conserva una collezione di calchi in gesso di sculture antiche, utilizzati per gli scopi didattici della Scuola. È allestito all’interno dell’Istituto di Archeologia in alcuni ambienti di palazzo Albani.

Museo del Gabinetto di Fisica dell’Università. Si tratta di un museo che conserva gli antichi strumenti scientifici dell’Università. È situato all’interno di alcuni ambienti al secondo piano del palazzo dell’ex Collegio Raffaello.

– PRODOTTI TIPICI
Urbino è, come detto, la città dell’arte e questo si rispecchia nei laboratori e nelle botteghe sparse lungo le sue vie. Nei piccoli laboratori si crea arte fin dal ‘500: orafi, ebanisti, ceramisti, molti gli artigiani legati all’edilizia (stuccatori, pittori, falegnami, scalpellini); nelle botteghe del centro storico è possibile guardare da vicino tecniche antiche e nuove creazioni.

Casciotta d’Urbino. Il prodotto gastronomico tipico della zona; la casciotta è un’antica varietà di formaggio che vanta l’inserimento del prodotto tra quelli certificati a denominazione di origine protetta DOP.

Crescia sfogliata. Un’altra specialità tipica di Urbino; una specie di piadina dalla quale però si differenzia perché arricchita con lo strutto.

Crescia di Pasqua. Specialità propria delle festività pasquali; è un prodotto da forno che ricorda per la forma il panettone, ma è salata, con la presenza di formaggio e un po’ di pepe; esiste anche nella versione dolce, con canditi ed uvetta sultanina.

– EVENTI
Festa del Duca (terzo weekend di agosto). Rievocazione storica in costume per le vie del centro a cui partecipano saltimbanchi e mangiafuoco, culminante nella sfida fra contee alla presenza della Corte ducale. Dal 1982.

Festa dell’aquilone (primo weekend di settembre). Storica gara tra contrade, del 1955. Si tratta di una vera e propria gara in cui vince chi riesce a far volare il proprio aquilone più in alto.

Festival Internazionale di Musica Antica (Luglio). Un festival che dal 1969 caratterizza Urbino: grandi interpreti della musica antica si riuniscono nella città di Raffaello con un calendario intenso e variegato. Si parte, infatti, dalla musica della tradizione popolare fino a giungere al repertorio dal Rinascimento al periodo Classico: passando per capolavori quali la musica vocale di Monteverdi, il repertorio sacro vocale concertato, le Variazioni Goldberg di Bach e le musiche di scena di Purcell per The Fairy Queen. Sono dieci intensi giorni durante i quali centinaia di musicisti e appassionati giungono a Urbino da ogni parte del mondo per frequentare corsi di canto, musica e danza medievale, rinascimentale e barocca.

UrVinum (fine settembre). Un weekend di incontri, degustazioni e iniziative su enologia e prodotti del territorio.

Biosalus – Festival Nazionale del Biologico e del Benessere Olistico (primo weekend di ottobre). Organizzato dall’Istituto di Medicina Naturale in collaborazione con il Comune di Urbino. Un evento culturale, artistico, commerciale e gastronomico dedicato al Biologico e al Benessere Olistico.
A carattere nazionale che, fin dalla prima edizione, ha saputo distinguersi coniugando simpatia e competenza: cultura e commercio, divulgazione popolare e approfondimento specialistico, rigore scientifico e tradizione.

Terra di Biodiversità – Voglie d’Autunno (primo weekend di ottobre). Fiera dei prodotti di stagione.

Le Vie dei Presepi (dai primi di dicembre all’Epifania). Porta in varie parti della città presepi provenienti da tutto il mondo e degli artisti locali.

Festival della Casciotta d’Urbino (Aprile e Maggio). Festival dedicato al formaggio DOP prodotto nell’area di Urbino.

– COME ARRIVARCI
Dista circa 39km da Misano Adriatico, cinquanta minuti di auto. Girando per Urbino, lungo le sue ripide strade e stradette, si incontrano tutte le tessere di un mosaico urbano che reca i segni di una lunga storia artistica e culturale. È girando per Urbino, lungo le sue ripide strade e stradette, che si incontrano tutte le tessere di un mosaico urbano che reca i segni di una lunga storia artistica e culturale: dalla mole della Cattedrale al magnifico portale in travertino della chiesa di San Domenico, dalla medievale chiesa di San Francesco al Palazzo Albani (secoli XV-XVIII), per finire con la casa natale di Raffaello sede dell’omonima Accademia istituita nel 1869. In alto dalla Fortezza Albornoz, puoi ammirare il Palazzo Ducale e le colline di Urbino, dalla valle lo splendido panorama urbano fino a Borgo Mercatale. C’è poi infine la Urbino città degli studi, quella della Libera Università e del suoi moderni Collegi e quella dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (ISIA).

Un consiglio? Per tutto quello che vi abbiamo raccontato Urbino merita di essere visitata. È facile perdersi con il naso all’insù mentre si passeggia nel suo centro storico: il Rinascimento lo si vede e lo si respira, ti circonda e ti stupisce nella sua magnificenza. Urbino è magico: piccolo borgo che racchiude infinite bellezze. Tutte da scoprire. Tutte da ammirare. Tutte da conoscere.