Santarcangelo di Romagna, le colline del Sangiovese

(Santarcanzal, in romagnolo)


    – DOVE SI TROVA?

    Santarcangelo di Romagna è la città più accattivante della Romagna è nota per la sua bellezza e per aver dato i natali a numerosi intellettuali, artisti e poeti. Si trova in una posizione particolare: il suo territorio è in parte pianeggiante e in parte collinare ed è bagnata da due fiumi, l’Uso e il Marecchia; l’intero paese si sviluppa attorno al colle Giove. Confina con i comuni di Poggio Torriana, Verucchio, Rimini e la provincia di Forli-Cesena. È cittaslow – rete internazionale delle città del buon vivere. International network of cities were living is easy.

    – STORIA
    Santarcangelo di Romagna vanta origini molto antiche. I primi insediamenti risalgono all’epoca romana, attorno al 268 a. C. la Via Emilia, che ancora oggi l’attraversa, favorì notevolmente il commercio e permise la sua trasformazioni in un centro di scambi e incontri. In questo periodo i cittadini vivevano nel Pagus Acerbolanus che si sviluppò intorno alla Pieve. Nel medioevo, a seguito delle invasioni barbariche, l’abitato si spostò sul Colle Giove dove, intorno all’anno 1000, venne costruito il Castello poi divenuto Rocca Malatestiana.
    Dal XIII secolo Santarcangelo fu dominata dai conti Balocchi, famiglia “antiquitate generis et gloria maiorum” (di antica stirpe e dagli antenati gloriosi) originaria della zona. Furono in seguito spodestati agli inizi del XV secolo dai Malatesta, loro vecchi nemici. Il dominio dei Ballocchi ebbe una conclusione con le pesanti sconfitte politiche e la scomunica del suo ultimo esponente, Paolo, rimosso dal controllo della città da papa Bonifacio IX e ridotto alla vita di Cavaliere privato.
    Nel 1700 iniziò lo sviluppo edilizio che diede vita all’espansione alla Santarcangelo di oggi: il borgo si ampliò mantenendo una buona armonia urbanistica. Edifici nobili si affiancarono a quelli popolari, creando tutto ciò che oggi la rende bella, attraente e di interesse.
    Il 4 Febbraio del 1948 la prefettura di Forlì conferì alla città lo stemma miniato consacrando di diritto il titolo di Città, titolo già riconosciuto da Papa Leone XII nell’Agosto del 1828.
    Santarcangelo di Romagna è famosa a livello nazionale: in parte dovuto alla sua posizione geografica, facilmente raggiungibile da ogni direzione, alle sue fiere, che da tempo immemorabile vedono confluire in città migliaia di persone, ai suoi monumenti; in parte deve la sua popolarità alla stravaganza, all’arte e al genio dei suoi cittadini che, nel tempo, l’hanno caratterizzato, oltre all’accoglienza romagnola, al buon cibo, alla convivialità. Molti sono gli artisti e gli intellettuali di spicco, tra questi si annoverano Raffaello Baldini e Tonino Guerra, Guido Cagnacci, Augusto Campana e Gioacchino Volpe, Giulio Faini e Andrea Guerra, Fabio De Luigi e Daniele Luttazzi.

    – DA VEDERE
    Rocca Malatestiana. Visitabile su prenotazione. Residenza della famiglia Colonna, assunse l’attuale aspetto nel 1447, durante la signoria di Sigismondo Pandolfo che la rafforzò per resistere alle nuove armi.

    Torre del Campanone. Non è l’originaria che sormontava il più antico accesso della prima fortificazione (Porta del Campanone Vecchio XI-XII sec.), resta comunque uno dei simboli cittadini.

    Piazza delle Monache. Fra le più graziose piazze medievali sulle quali si affacciano edifici di pregio, con raro pozzo d’epoca e accesso ad una tra le grotte più belle.

    Porta Cervese. Detta “Porta del Sale” poiché immette sulla via che collegava Santarcangelo a Cervia, nota per le saline, è l’unico accesso rimasto della seconda cinta muraria della città. Costruita dai Malatesta era munita in origine di un ponte levatoio, di cui mostra le corsie per lo scorrimento degli assi.

    Grotte Tufacee. Visitabili su prenotazione. Il centro storico sorge su un reticolo di misteriosi ipogei al cui interno sono ricavati spazi circolari, cunicoli, pozzi, camminamenti, di notevole valore architettonico. L’intero Colle è attraversato da oltre duecento grotte tutte censite. Nonostante gli studi, ancora non si conosce la loro origine né la funzione, e le ipotesi sono innumerevoli, certo è che formano un’affascinante città sotterranea.

    Chiesa Collegiata. È la chiesa principale e custodisce pregevoli opere d’arte. Tra queste il Crocefisso ligneo di “Scuola riminese del Trecento”, e la tela del 1635 S. Giuseppe, S. Eligio e Gesù Bambino di Guido Cagnacci pittore che qui nacque nel 1601.

    Pieve di San Michele Arcangelo.
    Rappresenta a tutt’oggi uno dei monumenti più importanti dell’architettura ecclesiastica alto medievale, di ottima fattura e respiro poetico.

    MET – Museo degli usi e costumi delle gente di Romagna.
    È uno dei principali musei nazionali dedicati alle tradizioni popolari. Modernamente organizzato presenta reperti e documenti suddivisi in sezioni tematiche, come il ciclo del grano e del vino, il mulino, la stampa su tela, l’abbigliamento, i mestieri, la casa, i trasporti, la liuteria, i burattini e molto altro.

    MUSAS – Museo Storico Archeologico.
    Ospitato nel seicentesco Palazzo Cenci, raccoglie reperti e testimonianze relative a storia ed espressioni artistiche di città e territorio.

    Museo del bottone.
    Nato dalla passione di Giorgio Gallavotti, che ha raccolto bottoni dall’Italia e dal mondo dal 1700 ad oggi, offre un interessante spaccato di storia del costume, da non perdere.

    Sferisterio. È l’area sottostante le mura, tradizionalmente deputata all’antico gioco della “palla al bracciale”, cantato da De Amicis. Ancora oggi si disputano le entusiasmanti partite di tamburello che ha preso il posto del precedente sport.

    Arco Ganganelli. Arco trionfale eretto nel 1777 in onore di Papa Clemente XIV (1705-1774), per celebrare la sua elezione, a cui la città ha dato i natali.

    Fontana del Prato sommerso e installazioni guerriane.
    La fontana, ideata dall’eclettico poeta e artista santarcangiolese Tonino Guerra, regala frescura d’acqua con incanto poetico. Così come le sue opere e allestimenti presenti in vari luoghi cittadini, definiti Luoghi dell’Anima, che strutturano un percorso da non perdere per bellezza e originalità.

    Antico Mangano. Visita a pagamento. Straordinario esemplare seicentesco di pressa a ruota per la stiratura dei tessuti, perfettamente funzionante. Nell’adiacente bottega si producono alla maniera tradizionale stoffe dipinte a mano con l’antica tecnica della “stampa a ruggine”.

    – PRODOTTI TIPICI
    Sangiovese e Trebbiano di Romagna.
    Il Sangiovese ed il Trebbiano di Romagna sono rispettivamente i vini rossi e bianchi di Rimini, prodotti nella Valle Marecchia e nella Valle del Conca.
    Il Sangiovese di Romagna è prodotto con le uve Sangiovese vinificate in purezza o insieme a piccole quantità di uve di altre varietà a bacca rossa della zona. Questo vino presenta una colore rosso rubino con orli violacei, il suo odore è vinoso con profumo delicato che ricorda la viola. Il Sangiovese ha un sapore secco, armonico, a volte tannico con un retrogusto amarognolo. Il Sangiovese di Romagna ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata nel 1967. Accompagna i piatti tipici della Romagna: salumi, primi al ragù, pase ripiene e pasticciate, arrosti, bolliti, cacciagione e selvaggina. Data la sua lunga tradizione, il Sangiovese è diventato il simbolo di un’identità territoriale, di una cultura e di un ricco patrimonio tradizionale, quello che fa capo ai contadini e alle antiche usanze agricole dei romagnoli. Le notizie sulle sue origini sono molto frammentate, ma si pensa che furono gli Etruschi, prima dei Romani, a iniziare la produzione di questo vino. Le prime testimonianze scritte risalgono al XVI secolo, quando Soderini nel trattato La coltivazione delle viti, afferma che “il Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare”.
    La leggenda vuole che, durante un banchetto organizzato nel Monastero dei Frati Cappuccini a Santarcangelo di Romagna, al cospetto di Papa Leone XII e di illustri ospiti, fu servito questo vino, prodotto dagli stessi monaci coltivando le viti di quelle terre. Pare che alle domande sempre più insistenti dei convitati su quale fosse il nome di questo vino tanto gradevole, uno dei monaci rispose: Sunguis di Jovis = Sangue di Giove, da cui Sanjovese. Col passare degli anni, il Sangiovese divenne talmente famoso da dare il nome persino ad una montagna, il Colle di Giove appunto, su cui sorge la città di Santarcangelo di Romagna.
    Il Trebbiano di Romagna è prodotto da uva bianca che conferisce al vino un’acidità naturale. Questo vino presenta un colore paglierino più o meno intenso; un odore vinoso e gradevole. Il suo sapore è asciutto, sapido e armonico. Il Trebbiano di Romagna si presta ad essere accompagnato a molte delle pietanze della cucina romagnola. Nel 1973 il Trebbiano di Romagna ottenne la certificazione Denominazione di Origine Controllata. I contadini delle campagne romagnole amano romanticamente soprannominare questo vino “Trebbiano della fiamma” per via della sfumatura giallognola, screziata di oro, che l’uva assume quando raggiunge la completa maturazione. Il Trebbiano ha una storia antica: si pensa che siano stati gli Etruschi i primi a coltivare in Romagna questo vitigno di provenienza campana. È quasi certo che in epoca romana i colli romagnolo a ridosso della via Emilia fino alla pianura erano punteggiati dalle viti di Trebbiano; mentre risale al 1305 la prima fonte storica con l’agronomo Pier dè Crescenzi il quale cita il Trebbiano di Romagna nel suo trattato scientifico. Con il passare del tempo, grazie alla sua capacità di adattamento, alla produttività e all’incredibile resistenza del vitigno, il Trebbiano si è diffuso su tutto il territorio Romagnolo.

    – EVENTI
    Balconi fioriti (Maggio).
    Un weekend dedicato ai fiori e al giardinaggio che colora la città. Allestimenti, mostre, eventi che non si limitano all’esposizione, ma un concorso vero e proprio.

    Festival Internazionale del Teatro in Piazza (Luglio). Uno dei principali festival teatrali europei che rappresenta un laboratorio delle esperienze internazionali più significative del teatro d’avanguardia.

    Calici di stelle (Agosto, prima decade).
    Degustazione guidata di vini D.O.C. del territorio, in due serate all’insegna di profumi e sapori allietate da musica e spettacoli.

    Fiera di San Michele o Fiera degli Uccelli (Ultimo fine settimana di Settembre). La fiera che, prendendo origine dalle sue antiche caratteristiche venatorie ha spostato l’attenzione verso l’ambiente naturale, il verde e gli animali. Vi si svolge la singolare gara canora per uccelli.

    Fiera di San Martino (Secondo fine settimana di Novembre).
    Una fiera tra le più antiche e importanti della Romagna, già documentata nel 1300, originata da mercati romani. È detta per tradizione Fiera dei becchi (i cornuti) essendo legata ai rituali che anticamente venivano praticati nei confronti delle vittime di adulterio, oltre a rappresentare periodo di franchigia da tasse e altre gabelle. Oggi ha un grande mercato, il lunapark ed è arricchita da numerose iniziative culturali. Santarcangelo, così nota per la sua gastronomia, riserva uno spazio speciale per i prodotti tipici.

    Santarcangelo in jazz (Ottobre). Rassegna di concerti jazz, con un percorso artistico improntato alla mescolanza di stili diversi. Un viaggio a trecentosessanta gradi che parte dal jazz classico d’oltreoceano per esplorare i territori del nuovo jazz, dell’avanguardia e della contaminazione.

    – COME ARRIVARCI
    Dista 30 km da Misano Adriatico, circa mezz’ora di auto o venti minuti di treno. Santarcangelo si contraddistingue per la sua particolarità di avere un doppia anima, varia e meravigliosa: il suo territorio è in parte collinare e in parte pianeggiante; è bagnato da due fiumi, il Marecchia e l’Uso; gli abitanti hanno una doppia anima, popolare e nobile; capitale della poesia dialettale romagnola e dimora delle più antiche fiere del territorio, ma attraente anche per i palati artistici più raffinati.

    Un consiglio? Santarcangelo sa soddisfare ognuno di noi: se ami l’arte la puoi ammirare nei suoi monumenti; se sei curiosi e ami il mistero, le oltre 200 grotte scavate nel tufo di Colle Giove sapranno sorprenderti; se ami la natura, la valli Marecchia e Uso sono dimora della flora e della fauna romagnola; se ami il vino, non puoi perderti un buon bicchiere di Sangiovese e Trebbiano.