Novafeltria, un giovane comune dalla storia antica

(Marcadèn d’la Marecia, in romagnolo)

    – DOVE SI TROVA?
    Situata al centro della media Val Marecchia, in una zona prevalentemente pianeggiante, è oggi il centro commerciale e industriale dell’intera vallata. Costituitasi nel 1907, il suo nome originale era “Mercatino Marecchia” in riferimento alle importanti fiere settimanali che vi avevano luogo. Nel 1941 diventò Novafeltria per evocare l’appartenenza storica alla regione del Montefeltro accostandola all’idea di innovamento. Confina con Forli-Cesena e con i comuni di Maiolo, Pennabilli, Poggio Torriana, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello.

    – LA STORIA
    Il primo nucleo abitativo risale al 950 anno in cui furono costruite la Pieve di San Pietro in Culto e l’Oratorio di Santa Marina. Nei secoli XII e XIII prevalse la forma insediativa dell’incastellamento d’altura e l’antico insediamento entrò a far parte del castello vescovile di Talamello (parte del territorio comunale di Novafeltria fino al 1945) possedimento dei Conti Malatesta. Per una serie di problemi finanziari la famiglia vendette i diritti feudali alla famiglia Segni. Con l’arrivo del Conti Segni di Bologna, che nella prima metà del 600 edificarono una suntuosa villa in Piazza Vittorio Emanuele oggi sede del Municipio, Novafeltria divenne centro agricolo e commerciale e teatro di grandi fiere, in particolare nel periodo estivo. Perticara divenne centro minerario di rilevanza nazionale: si estraeva zolfo già in questo periodo, ma il filone principale fu sfruttato nel 1917. A questo scopo vennero impiegati 1600 uomini, diventando una vera e propria città sotterranea districandosi in 100 km di gallerie disposte su 9 livelli. L’attività cessò nel 1964 e incise profondamente nella vita della comunità: i residenti aumentarono ed ebbero a disposizione teatro, cinematografo, Società del Carnevale e banda musicale. Dal 1922 al 1960 Novafeltria è stata collegata tramite la Ferrovia Rimini-Novafeltria al litorale adriatico, oggi dismesso.

    – DA VEDERE
    Pieve di San Pietro in Culto. Documentata fin dal 950, venne riscostruita nel 1929 imitandone le forme; attualmente sorge sulle fondamenta della precedente Pieve che sono ancora visibili.

    Oratorio di Santa Marina. Posta sulla cima di una ripida gradinata è una filiforme e singolare Chiesa a struttura romanica.

    Teatro Sociale. Edificato nel ‘900, presenta accenni liberty, con fastigio a pinnacoli all’esterno e nell’interno pilastri o colonne che sorreggono tre ordini di balconate con soffitto a stucchi.

    Palazzo dei Conti Segni. Elegante nelle sue forme seicentesche con portico e tre piani. Era la dimora estiva dei conti Segni di Bologna, oggi sede del Municipio e del Caffè Grand’Italia, in cui esplode l’armonia liberty con gli arredi originali.

    Secchiano.
    Grazie alla sua posizione, vide fiorire per secoli ville e case padronali di cui oggi sono testimonianza diversi palazzi. La Pieve di Santa Maria in Vico conserva lapidi e iscrizioni romane ritrovate nei luoghi che ospitarono il Municipio romano. Nella parte collinare sono visibili i ruderi dei Castelli Sasso di Vico e di Galasso.

    Ponte S. Maria Maddalena. In questo particolare punto il fiume Marecchia regala tratti rocciosi e vasche profonde e restituisce la memoria di due mulini. Prende il nome dalla Cappella Cinquecentesca andata distrutta.

    Torricella. Un borgo medievale fortificato svela i suoi trascorsi partendo dall’ara sacrificale preistorica. Poco più avanti il Borgo di Libano.

    Perticara. Con i Monti Perticara Pincio e Aquilone, la frazione era già abitata nell’età del ferro e oggi è ideale per escursioni, arrampicate in vere palestre di roccia, voli col deltaplano, addestramenti e divertimenti. Qui ci sono tracce protostoriche, etrusche e romane; la frazione di Miniera, sorta nella metà del 1800, conserva ancora le strutture ricreative, lo spaccio e la chiesa.

    Museo Storico Minerario Sulphur, uno dei più importanti e riforniti d’Europa, che racchiude il ricco patrimonio di reperti collocati negli ambienti originali. È uno dei primi esempi di archeologia industriale sorti in Italia, prefiggendosi di valorizzare la cultura materiale del territorio e riportare alla luce una storia comune al popolo europeo ma che stava scomparendo dalla memoria collettiva. Il museo fu ultimato nel 2002 e le sale sono costruite su una sapiente scenografia dalla potente forza evocativa. Il percorso è strutturato per temi, dall’estrazione alla fusione dello zolfo, e culmina ne La miniera. Il Percorso dello zolfo e le Officine illustrano il lavoro quotidiano attraverso gli strumenti e gli attrezzi utilizzati. Nel Museo è anche custodito un assortito patrimonio di documenti, disegni, fotografie e filmati d’epoca.

    Sartiano. Castello da cui si può ammirare un eccezionale panorama sulla Valle.

    Uffogliano. Percorrendo una strada medievale tagliata nella roccia si giunge all’antico Castello andato distrutto. La chiesa e la canonica sono un esempio ben conservato di parrocchia rurale.

    – PRODOTTI TIPICI
    La razza bovina marchigiana è data dal bovino da carne di notevole sviluppo somatico e precocità. Il bovino ha un buono sviluppo del treno posteriore e della lunghezza del tronco. Il collo è corto e muscoloso, gibboso nei maschi, con una giogaia ridotta. La struttura e lo sviluppo delle varie regioni sono armoniche ed aderenti al tipo da carne. Il mantello è costituito da pelo corto, bianco porcellana. Si possono riscontrare gradazioni grigie diffuse nelle parti anteriori del corpo. La cute è pigmentata nera, sottile e morbida al tatto. La razza bovina marchigiana viene allevata allo stato brado o semibrado in stalle libere oppure in stalle a stabulazione fissa. La carne si caratterizza per tagli di carne fresca, molto apprezzata lessa, arrosto, brasata, in umido, alla griglia, o per preparare ragù, involtini, polpette. Il prodotto dopo la lavorazione è una carne magra, succulenta e consistente alla masticazione, leggermente rosata e a grana fine, basso tenore di colesterolo ed elevato contenuto di proteine nobili.

    Il Mandolino del Montefeltro è una spalla di maiale stagionata. Durante la lavorazione viene privata della parte meno nobile, la quale è caratterizzata dalla presenza in grande quantità di nervi, permettendo così una stagionatura ottimale grazie alla dimensione più omogenea. I suini che vengono utilizzati per questa particolare preparazione devono essere maturi e pesanti (peso da vivi minimo 200kg). Dopo la sezionatura della spalla, il pezzo deve essere raffreddato in cella frigorifera a una temperatura di 0°/+2° per almeno 2 giorni. La rifilatura è effettuata a freddo su una pezzatura che varia dai 6 ai 7,5kg. La salatura in ambiente a temperatura (+3°/+5°) e umidità controllata (90% circa), viene eseguita con sale marino grosso di Cervia, pepe nero, aglio per quattro/sei giorni a seconda della pezzatura. A questo punto è effettuata la spazzolatura del sale in eccesso e il Mandolino è lasciato a riposo nello stesso ambiente per altri venti giorni. Il Mandolino viene quindi lavato in acqua tiepida e vino bianco, per poi essere appeso in un ambiente a temperatura di 16-18°. Dopo il primo mese di stagionatura viene effettuata la stuccatura delle parti libere dalla cotenna con sugna di maiale, farina, sale e pepe. Il Mandolino torna a riposo per altri sei mesi, quindi è pronto per il consumo. Il Mandolino da Montefeltro dal 2011 è stato brevettato ed è conosciuto, richiesto e apprezzato sulle tavole dei gourmet e dei migliori locali italiani ed esteri.

    Mais. Nel 2003 alcuni agricoltori locali, su proposta della Comunità Montana Alta Valmarecchia, hanno deciso di coltivare un mais da polenta nel pieno rispetto della tradizione con l’obiettivo di realizzare una “filiera corta” che garantisca un sistema produttivo sostenibile e la migliore qualità possibile per il consumatore. Il mais utilizzato è una varietà locale, conservata e riprodotta dagli agricoltori della Val Marecchia da oltre ottant’anni. L’utilizzo di questa varietà di mais garantisce l’unicità delle caratteristiche organolettiche del prodotto finale. Inoltre la sua rusticità ben si adatta al tipo di coltivazione naturale, senza l’uso di diserbanti chimici. Tutto il processo di essicazione e trasformazione viene realizzato senza ricorrere a sistemi artificiali, ma artigianalmente: dopo avere raccolto le pannocchie al giusto grado di umidità queste vengono poste in un locale areato e si seccano con il calore del sole, nel pieno rispetto della tradizione.
    Anche la molitura viene effettuata presso un mulino a pietra locale. Il risultato finale è un prodotto particolare, dal gusto delicato e dal caratteristico colore dorato. Questa varietà di mais è utilizzata per la preparazione della polenta che può essere gustata esclusivamente in occasione della Fiera della Polenta e dei Frutti del Sottobosco.

    – EVENTI
    La Notte dei Cento Catini (Giugno). Nel centro di Novafeltria si festeggia con le Streghe per rendere omaggio alla notte del Solstizio d’Estate e di San Giovanni, con musica e tanti spettacoli.

    E…state insieme (Giugno, Luglio, Agosto). Si susseguono durante l’estate eventi diversi per grandi e piccini raccolti in Trame per parole accese: presentazione libri, musica e degustazioni a tema; Montefeltro Festival: concerti e opere; Giocarleggendo: favole & altro per bambini; E…state in salute: manifestazione dedicata al mangiar sano, alla medicina orientale, cure alternative, bellezza, sport, fitness, massaggi, musica.

    Perticara in… fiorentina – Festa della carne di razza marchigiana (Perticara, metà Agosto).
    Appuntamento enogastronomico dedicato a chi ama il sapore e l’aroma della carne appena grigliata in particolare per la bistecca fiorentina. Mercatino dei prodotti tipici della gastronomia, artigianato e stand gastronomici in cui si possono gustare grigliate di fiorentine, crostini, salumi e formaggi della zona. Alla sera in piazza musica con orchestre romagnole.

    Sagra della polenta e dei frutti del sottobosco (Perticara, domeniche di Settembre/Ottobre).
    La polenta condita con ragù di salsiccia o di cinghiale o ai funghi porcini, fatta con una farina che contiene ben 13 specie di granoturco macinato ad acqua è servita negli stand insieme a piadina, trippa e altre specialità della tradizione locale, con Sangiovese Doc. Lungo le vie di Perticara il mercatino, giochi della tradizione popolare e animazioni.

    – COME ARRIVARCI
    Dista circa 48 km da Misano Adriatico, un’ora di auto. In un connubio di natura, storia, cultura e gastronomia, tra i panorami dei castelli da San Leo a San Marino fino al mare sorge Novafeltria.

    Un consiglio? Per gli amanti del buon cibo, recativi nelle botteghe sparse sul territorio per sentire i profumi delicati e decisi della tradizione; per gli amanti del tempo libero Novafeltria offre panorami naturali, culturali e storici; per chi ama lo sport, il comune ha potenziato la pista ciclabile che, costeggiando il fiume Marecchia, attraverso tutto il territorio fino a Rimini. Chiunque tu sia, Novafeltria offre qualcosa che fa al caso tuo. Scoprila.