Il Castello di Montebello e la Leggenda di Azzurina

A pochi chilometri dalla costa, risalendo verso l’entroterra riminese troviamo Montebello che dall’alto del suoi 436 metri domina la Valle dell’Uso e del Marecchia. Conosciuto per il suo castello, un tempo protagonista di numerose battaglie, ad oggi offre una vista eccezionale ma soprattutto conserva una misteriosa leggenda.

Una leggenda popolare molto conosciuta in Romagna ma ormai diffusa in tutta Italia che risale alla fine del 1300 all’interno del Castello di Montebello che vede protagonista Guendalina, figlia di Ugolinuccio e Costanza Malatesta.

La Leggenda di Azzurrina..

Prima di raccontarvi la storia di Azzurrina, cerchiamo di capire perché le venne attribuito questo nome. Guendalina era albina e di conseguenza con capelli bianchi: nel Medioevo l’albinismo era oggetto di paura, sospetto e viste le sue caratteristiche somatiche fu accusata di stregoneria e destinata alla morte.  Preoccupati per il futuro della figlia i genitori non le permettevano di uscire dal castello e decisero inoltre di tingerle i capelli con una sostanza a base di erbe che le scuriva i capelli ma che al contatto con la luce emanava riflessi azzurri. Da qui il nome di ” Azzurrina”.

La leggenda che si tramanda da secoli riguarda la sua strana morte, avvenuta all’interno del castello. Tutto iniziò il 21 giugno 1375 quando Azzurrina stava giocando a palla, costretta a restare nel castello a causa di un violento temporale. La palla rotolò giù per la scala che conduceva alla ghiacciaia e la bambina corse giù a recuperarla. Si senti un urlo e poi più niente, Azzurrina era scomparsa. Due soldati che udirono il grido corsero a cercarla ma le loro ricerche e quelle fatte nel castello e nel borgo per giorni furono inutili.

“… e si narra che, allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, un suono proveniente da quel sotterraneo cunicolo si faccia ancora sentire.”

E’ il 1990 quando il castello è aperto ai visitatori da solo un anno ma la leggenda circolava già da tempo. Tutti ne parlano, chi ci crede e chi la deride. Fu in quell’anno che esattamente il 21 giugno, tecnici del suono con sofisticati apparecchi, decisero di effettuare le prime registrazioni: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia e poi un suono…

L’università di Bologna iniziò subito degli studi approfonditi e si riuscì, sempre durante il solstizio nel 1995, a registrare anche il rumore della palla che rimbalzava, il ritocco delle campane e la voce più limpida di Azzurrina, tanto da riuscire a capire chiaramente che pronunciava la parola “mamma”. Si aggiungono immagini, suoni e nel tempo le ricerche continuano.

Oggi ai turisti in visita alla Rocca diverse registrazioni, lasciando ad ognuno libera interpretazione. Il Castello resta un luogo affascinante che merita una visita almeno una volta nella vita.