Gli attrezzi del mestiere…. in Romagna!


La vera padrona di casa in Romagna è l’Azdora, la vera colonna portante della famiglia, colei che gestisce il focolare domestico e che si occupa della cucina. Può sembrare una figura quasi fiabesca, ma chi è nato in Romagna e ha avuto come madre un’azdora, sa perfettamente di cosa stiamo parlando.

Oggi però vi vogliamo raccontare alcuni degli strumenti utilizzati dalle donne romagnole – ma non solo – in cucina… quelli che hanno nomi assurdi, comprensibili solo a chi è nato in romagna.

Pidriùl ad esempio vuol dire imbuto. L’avreste mai detto? L’etimo di questa parola è incerto, probabilmente deriva dalla sua forma conica con una parte più stretta in fondo… fatto sta che nelle cucine romagnole si chiama così. E se vogliamo trovare un altro imbuto, sempre in Romagna, ma fuori dalla cucina, allora dobbiamo andare all’Aquafan, dove possiamo divertirti sullo Speedriul, uno scivolo che richiama appunto la forma di un imbuto, ma dal quale si scende con un gommone.

Un’altra parola, praticamente irriconoscibile è lo sciadur, ovvero il mattarello – o matterello – un altro utensile utilizzato dalle nostre azdore per distendere gli impasti e realizzare una pasta artigianale.Anche qui, sulle origini di questa parola, ci sono diverse spiegazioni. La più plausibile è quella che la lega al latino “mattero” con il significato generico di randello, bastone, a cui assomiglia.


Una domanda ricorrente fra noi romagnoli a cui piace mangiare bene è la seguente:“Ta li fé al taiadeli se sciadur”? – Fai le tagliatelle con il mattarello? Che poi in realtà significa… le tue tagliatelle sono fatte a mano? Perché a noi in Romagna piacciono solo così!