Fermignano, la bellezza del Furlo

(Fermignen, in marchigiano)

–          DOVE SI TROVA?

Città di origine romana, sita sulla sponda sinistra del Metauro, Fermignano ha un piccolo ma significativo centro storico. Qui si susseguono le architetture più belle: l’alta torre medievale della Milizie, il ponte a tre arcate che attraversa una suggestiva cascata, la chiesa di San Giacomo in Compostela con affreschi del XIV e del XV sec. Il borgo è circondato da un panorama collinoso e morbido, aspro e roccioso: Fermignano, infatti, si trova vicino alla Gola del Furlo zona di rispetto ambientale e oasi di protezione di alcune specie di flora e di fauna. Fermignano è conosciuta per la sua cartiera voluta dai Montefeltro, poi sostituita dal lanificio e da fabbriche di pasta, che diede alla cittadina un’impronta di viva realtà industriale. Nel tempo ha saputo conciliare la sua operosità con il rispetto per la cultura e le cose dell’arte: questo in onore del più illustre dei suoi concittadini, l’architetto rinascimentale Donato Bramante. Fermignano confina con i comuni marchigiani di Acqualagna, Cagli, Fossombrone, Urbania e Urbino.

–          LA STORIA

Alcuni storici affermano che Fermignano sia nata intorno al 200 a.C. per opera di un legionario Romano, “Fermidio”. Altri sostengono che vide la luce più tardi, nel primo secolo dopo Cristo e che il ponte e la torre sovrastante il fiume Metauro furono eretti da Mamurro Da Formia (da cui il nome del luogo).   In realtà, alcuni documenti degli inizi del 1300, citano  il “piano di Fermignano” con la Pieve di San Giovanni Battista che estendeva il suo ambito parrocchiale fino all’antico ponte sul fiume Metauro. In altri scritti del 1338 si legge delle elezioni dei sindaci della “villa di Fermignano” costituita da casali, oratori e case isolate. Monsignore Franco Negroni, storico urbinate, ha trovato della documentazione dove è attestato che il conte Guido Antonio Montefeltro fece sorgere  il castello di Fermignano presso il ponte sul fiume Metauro alla fine del 1300. L’esistenza del castello è documentata in una vendita del 1388 fatta alle monache Di San Silvestro da Giovanni di Pino del castello di Fermignano. Nel dicembre 1407, presso la chiesa di San Pietro, situata in cima alla via maggiore, si adunò l’arengo del nuovo paese. Il castello con la strada maggiore, sette vicoli e tre piazzette prende forma. Il paese è fornito di Mura nelle quali si aprono due porte: una presso il ponte sul fiume Metauro e la torre detta “porta romana”, demolita nel 1870; l’altra di fianco alla chiesa di San Pietro, in cima alla via Maggiore, che uscendo dal castello porta a Urbino, demolita alla fine del 1800. Nei pressi della Torre, nel 1408 fu costruita una cartiera e più tardi anche un mulino a grano. Proprietà della famiglia Montefeltro, la cartiera viene donata nel 1507 dal conte Guidoubaldo I alla cappella del Santissimo Sacramento di Urbino fino al 1870. La cartiera era una delle più importanti dello Stato Pontificio ed è stata in funzione fino al 1895. Nel 1563 nella via Maggiore viene costruito il palazzo Calistri, residenza di una nobile famiglia e nel 1564 viene posta la prima pietra della chiesa di Santa Veneranda. Al di fuori del castello nei pressi della porta Romana esisteva dalla seconda metà del 1200 una piccola chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena e la villa Isola dei conti Bonaventura dove fu ospitato nel 1578 il poeta Torquato Tasso. Dopo il fiume Metauro fu costruito un ospizio, San Lazzaro, per lebbrosi; mentre a Ca’ Melle nel 1444 nacque Donato Bramante, considerato il più grande architetto del Rinascimento. Vicino alla porta che conduce ad Urbino, si possono ancora ammirare due portali gotici che costituivano gli ingressi di una locanda.

Nel 207 a.C., nell’attuale piana di San Silvestro, le truppe dei consoli romani Claudio Nerone e Livio Salinatore sbaragliarono l’esercito del condottiero cartaginese Asdrubale segnando la fine dell’avventura italiana di suo fratello Annibale che attendeva i rinforzi negli Ozi di Capua. La leggenda vuole che sulla collina di Montelce vi sia la tomba del Duce Cartaginese. Anche Michel de Montaigne nel corso del suo viaggio nel ducato di Urbino, nel 1581 salì sul colle di Montelce per vedere il sepolcro di Asdrubale così come fecero anche Giacomo Leopardi e Giovanni Pascoli. Fermignano, fin dalla fondazione è stato alle dipendenze di Urbino. Dopo molte istanze, nel 1607 Francesco Maria II della Rovere, ultimo Duca di Urbino concesse una specie di autonomia comunale, cioè la formazione di un consiglio locale retto da 10 persone del castello e 14 dei distretti del territorio (Monte Asdrualdo, Pestrino e Monte Brandi). Agli inizi del 1801 i cittadini, stanchi di essere alle dipendenze di Urbino, avanzano istanza a Papa Pio VII per ottenere il titolo di terra e l’indipendenza. Dopo 17 anni di lotte, nel 1818 venne insediato il primo consiglio comunale di Fermignano.

Donato di Angelo di Antonio detto Bramante fu certamente l’uomo più conosciuto nato a Fermignano. Artista dalla complessa personalità, ha praticato la sua creatività in diverse forme: dall’architettura all’urbanistica, dagli iniziali esperimenti pittorici ai tentativi poetici, fino ad un certo impegno letterario. L’iniziale passione per la pittura gli fu quasi certamente trasmessa da Pietro della Francesca con cui si incontrava alla corte dei Montefeltro insieme ai vari Luciano Laurana, Francesco di Giorgio, Melozzo da Forlì, Luca Signorelli ed altri esponenti dell’arte e della cultura del secolo XV. Fino al 1477 di Bramante si conosce ben poco: inizia ad essere documentato quando si trova a Bergamo e poi a Milano, sotto la protezione si Ludovico il Moro suo mecenate. Alla fine del Quattrocento Bramante arriva a Roma: qui, prende avvio il suo periodo più fecondo e si avvicina alla cultura classica. Da qui in avanti Bramante non conosce rivali e gira l’Italia di allora. Alla fine del primo decennio del Cinquecento, Bramante è l’ingegnere di Santa Maria presso San Satiro: rappresenta il primo esempio dell’illusionismo prospettico che con lui si rivelerà una componente fondamentale dell’indirizzo architettonico del Rinascimento. L’attualità e la novità di Bramante stavano proprio nel “disegno della città”: la sistemazione urbanistica e il completamento di spazi urbani, strade, piazze di cui ritroviamo gli esempi più luminosi a Vigevano e a Loreto.

–          DA VEDERE

Complesso torre medioevale e ponte romano. La tradizione locale considera di epoca romana il ponte che attraversa il Metauro a Fermignano. Si tratta di una monumentale struttura a tre archi, costruita in blocchetti di pietra disposti in bassi filari e con tratti di restauro a mattoni. La tecnica di costruzione è simile a quella con cui è stata edificata la attigua Torre, che si pone a difesa del significativo luogo di transito. Infatti ebbe probabilmente il ruolo di controllo dell’importante guado sul Metauro, di stazione di pedaggio, nonché di difesa cittadina. La Torre pare essere una tipica fabbrica medioevale, forse poggiante su fondazioni presumibilmente romane. Ponte e Torre sono strettamente collegati e sembrano costituire un unico complesso monumentale, di fondamentale importanza strategica nel contesto della viabilità medioevale. Ai piedi della Torre è posta la fontana pubblica detta “Mascherone” costruita nel 1886. A metà del Ponte è da segnalare un’edicola eretta, pare, in occasione di un intervento effettuato sul ponte stesso nella seconda metà del 400 per volere di Federico da Montefeltro e sotto la direzione di Francesco di Giorgio. Al suo interno si può ammirare una Madonna col Bambino di fattura tardo-quattrocentesca. La Torre Medioevale è visitabile su prenotazione

Ex mattatoio XIX Secolo. Risale alla seconda metà del XIX secolo come risulta dalla delibera del consiglio comunale. Nel 1870 viene approvata la costruzione dell’ammazzatoio fuori dell’abitato e decisa la vendita della casa del macello. La casa venne, invece, permutata con quella di Paolo Giorgiani situata nel Corso a “casa che era del Bramante”.

Lavatoio XIX Secolo. I lavatoi risultano coevi al mattatoio e vengono poi inglobati in un edificio risalente alla prima metà del XX secolo. Visitabili su prenotazione.

Ex cartiera. Struttura di grande rilievo economico e interessante esempio di archeologia industriale. Costruita dai fabrianesi. La data di nascita è incerta ma si sa della sa esistenza dal 1300. Nel 1434 la cartiera fu data in affitto da Guidantonio da Montefeltro ad Antonio di Venanzo da Fossombrone ad un prezzo altissimo. Lo stabilimento produsse carta ininterrottamente per quasi mezzo millennio, sia la carta fina che quella di fioretto. La struttura è di proprietà privata e quindi non visitabile.

Galleria d’arte contemporanea. L’immobile è di recente ristrutturazione, adibito a Sala Mostre. È composto da un salone principale e da tre stanze attigue. Il pavimento è in pietra rosa levigata della Gola del Furlo.

Villa Gentilizia Isola. È la residenza di campagna di Federico Bonaventura che ospitò nel 1578, Torquato Tasso che qui compose “O del grand’Appennino” universalmente nota come “Canzone al Metauro”.

Portale di Palazzo Calistri. Di epoca rinascimentale. Il portale è in arenaria e contiene motivi vegetali a foglie, mentre sull’architrave si legge la scritta “Soli Deo Honor e glo.a” con stemma al centro recante i simboli di una torre bugnata con porta e tre ordini di merli, due stelle a otto punte, banda trasversale con motivi a onde d’acqua. Alle finestre della facciata di Palazzo Calistri e sul vicolo laterale si notano cornici in arenaria. All’interno del Palazzo sono conservati alcuni affreschi che decorano la Cappella Gentilizia.

Ex pieve di San Giovanni Battista. Attorno alla Pieve di San Giovanni Battista (di origine romanica) probabilmente sorse il primo insediamento di Fermignano. Assolveva al compito di Fonte Battesimale. Fu poi inglobata nella casa colonica di origine seicentesca. All’interno si può oggi ammirare il bellissimo portale realizzato con pietra locale della Cesana a sesto acuto abbellito con capitelli a punta di diamente.

Chiesa di Santa Veneranda. Eretta nel sedicesimo secolo, dentro le mura, grazie alla Confraternita del Gonfalone, e dedicata alla Santa scelta come protettrice del Paese. Completamente distrutta dal terremoto del 1781. Venne riedificata su progetto dell’architetto urbinate Tosi. Al suo interno conserva il dipinto del Rondelli dedicato a San Francesco di Paola.

Riserva Naturale Statale Gola del Furlo (in foto). Sull’antica strada consolare Flaminia si apre, all’altezza della Gola del Furlo, la galleria del Furlo, cioè il Forulus, il forellino nel sasso della montagna. Inizialmente era un forellino angusto e preistorico, venne fatto aprire, scheggia a scheggia, dal console Flaminio nel 217 a.C. Poi dall’anno 76 D.c., a lato di questo Forulus, fu scavata la galleria romana, lunga quasi quaranta metri, nel cuore della roccia per volere dell’Imperatore Vespasiano nel punto più stretto della gola. Adiacente alla Galleria del Furlo sorge la piccola chiesa di S. Maria delle Grazie, eretta alla fine del ‘400. Situata lungo il tracciato originario della via Flaminia, nel tratto in cui costeggia il fiume Candigliano affluente del Metauro. La forra si è formata tra il monte Pietralata e il monte Paganuccio, grazie alla forza erosiva del fiume Candigliano; nei millenni ha raggiunto una notevole profondità che attualmente non è più visibile a causa della diga costruita nel 1922 che ha ridotto l’impetuoso corso d’acqua a una placido lago. Geologicamente la vallata del Furlo ha grande interesse. Qui affiorano le rocce calcaree di origine marina: Calcare Massiccio, Corniola, Rosso Ammonitico, Calcari del Bugarone (periodo Giurassico); Maiolica, Marne a Fucoidi e Scaglie, bianca e rossa (periodo Cretaceo). Molte di queste formazioni hanno fornito fossili. Nel 2001 è stata istituita la Riserva Naturale Statale Gola del Furlo. Vespasiano fece scavare una galleria per consentire un più agevole passaggio di persone e veicoli. La galleria è tutta scavata nel calcare compatto mediante scalpello, di cui si vedono i tagli a gradina, ed è senza rivestimento. Accanto si trova un precedente varco di epoca etrusca, e una piccola chiesetta, detta della Botte, un tempo abitata da un eremita. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu teatro di atroci scontri per la conquista del territorio. Dagli anni ottanta del Novecento il Passo del Furlo è solcato dalla superstrada, con due nuove gallerie: questo ha permesso di liberare dal traffico veloce il vecchio tracciato stradale, restituendo la gola ai visitatori.

–          EVENTI

Palio della Rana (prima domenica dopo Pasqua). Il “Castello” di Fermignano, sin dalla sua origine era stato sempre alle dipendenze del Municipio di Urbino. Questo vassallaggio affliggeva i fermignanesi, che sentivano sempre più il bisogno di autogovernarsi come altri comuni del Ducato. Nel 1607, Francesco Maria II Della Rovere, ultimo Duca di Urbino, istituì il “Consiglio Municipale” di Fermignano composto da 24 consiglieri dei quali 10 scelti nel “Castello” e gli altri nelle “Ville” circostanti. Il consiglio venne convocato per deliberazione di tre “massari” uomini di fiducia del Duca. Gli abitanti del “Castello” e delle “Ville”, per celebrare l’evento la domenica dopo Pasqua detta “Domenica in Albis”, si abbandonarono ai festeggiamenti popolari consistenti in corse coi sacchi, rottura delle pignatte, albero della cuccagna, corsa delle rane in carriola. Ad un lungo periodo di splendore fa seguito la decadenza e quindi l’oblio, finché la tradizione si spense completamente. E’ nel 1966 che l’Associazione Pro Loco nell’intento di far rivivere alle presenti generazioni il clima dei festeggiamenti di allora, ripristina la gara ritenuta più originale, la corsa delle rane in carriola, inquadrandola nelle leggi di un regolamento dandole l’appellativo ufficiale di “Palio Della Rana”. Si dice che vincere un Palio della Rana sia questione di fortuna: dipende dalle intenzioni della rana di saltare dalla carriola in cerca di libertà o di starsene incollata al mezzo per godersi l’ebbrezza della velocità. L’imprevedibilità della rana crea adrenalina e attesa fino all’ultimo istante della gara. Durante il Palio c’è anche l’esposizione di prodotti dell’artigianato artistico locale ed etnico. Nel mercatino dell’artigianato artistico di strada, espongono le proprie opere piccoli artigiani che propongono oggetti unici ed originali. Inoltre, alla rana, simpatico anfibio canterino, sono dedicati tanti oggetti da collezione.

Gran Premio del biciclo ottocentesco (primo fine settimana di Settembre). L’idea di questa manifestazione, che non trova eguali in alcun paese del mondo, nacque e prese consistenza nell’ambito della Pro Loco fermignanese nel 1966. Inizialmente il Gran Premio venne disputato con gran successo, ma con il passare degli anni l’evento perse d’importanza. Dopo 18 anni, nel 1989, la Pro Loco di Fermignano, grazie al patrocinio dell’EPT di Pesaro e Urbino, decide di riproporre la manifestazione. L’evento riacquista da subito la notorietà degli anni passati. Torna la competitività di un tempo, caratteristica essenziale dei corridori che si contendono l’ambito “Biciclo d’Oro” portando la contrada da contrada da loro rappresentata alla vittoria.  Il biciclo, per essere accettato alla gara, deve possedere determinate caratteristiche: la ruota anteriore deve essere alta 120cm, quella posteriore 40cm, il manubrio 154cm; i pedali sulla ruota anteriore devono essere fissi, la gomma deve essere rivestita in gomma Piena, la pedalata deve avere uno sviluppo di 3.8cm, il telaio deve essere in acciaio mono trave.

–          PRODOTTI TIPICI

Carne bovina marchigiana. È la terza razza da carne in Italia ed è allevata in tutte le Marche e nelle regioni limitrofe. È allevata al pascolo perché possiede una ottima adattabilità in diverse condizioni. Le mucche hanno il mantello di colore grigio quasi bianco. La qualità della carne è ottima: la carne è molto tenera. La produzione di latte è, invece, appena sufficiente o a volte scarsa per il vitello. Una tempo queste mucche svolgevano un duplice ruolo: carne e lavoro. Ad oggi vengono utilizzate esclusivamente per la produzione di carne.

Cavalli del Catria. La zona di origine di questa razza di cavalli è il Monte Catria, tra le provincie di Pesaro-Urbino, Ancona e Perugia. I contatti con le genti della maremma toscana legati soprattutto alle attività dei carbonari, spiegano l’introduzione e l’influenza nella popolazione equina locale di cavalli maremmani. Negli anni del dopoguerra le mandrie equine si ridussero di molto, ma la popolazione originaria resistette nelle zone di montagna. I cavalli sono attualmente utilizzati nei lavori agricoli di montagna, come sella per diporto, e per la produzione di carne.

COME ARRIVARCI

Fermignano dista circa 56 km da Misano Adriatico, un’ora circa di auto. Un piccolo paese che passa quasi inosservato, ma che ad un occhio attento è capace di offrire infine bellezze storiche, artistiche e naturali.

Un consiglio? La macchina fotografica nella spettacolare Gola del Furlo non può mancare: sarete circondati da qualcosa di immenso e grandioso. Qualcosa di unico.